Intervista a Anita Gottlob, dal Circolo PD Vienna

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1) Ciao Anita, benvenuta nella comunità del PD in Europa! Raccontaci della tua esperienza e di cosa ti ha fatto dire: dobbiamo iniziare!

Ciao Federico, grazie! Fino ad ora la mia esperienza politica è stata principalmente accademica e di ricerca. Ho  partecipato a diverse conferenze e aderito a movimenti che si collocano a sinistra, ma il mio contributo è sempre stato soprattutto teorico. Il punto di rottura è stato quando ho scritto un articolo sui risultati elettorali italiani e sulla retorica dei 5 Stelle.  Questo ha portato la mia attenzione sull’Italia e sul ruolo e sull’importanza che il PD potrebbe  avere come partito di opposizione e non solo di compromesso come spesso e’ stato.   Alla luce del “contraccolpo souveranista” che troppi stati europei stanno vivendo, è giunto il momento di agire e di creare un’unità sempre più forte per l’opposizione in Italia, nonche’  per gli italiani residenti all’estero. Quando Vittorio Bianchi, mia madre e Massimo Ungaro  hanno avuto l’idea di fondare a Vienna un circolo PD austriaco, tutto si è riunito.

2.L’Austria, come l’Italia e l’Ungheria, ha un governo nazional-populista. Quali sono i motivi, secondo te, che hanno spinto gli austriaci a questa scelta?

Credo che il partito ÖVP sia riuscito a profilarsi come un partito ideologicamente nel ‘mezzo’, poiché è sfuggito ai dibattiti relativi ai contenuti e si è rivelato alquanto apolitico durante la campagna elettorale. La ÖVP ha ottenuto la maggioranza, del 31% dei voti, seguiti dal SPÖ con il 26, 9% e dal FPÖ con il 26%. Personalmente, credo che uno dei principali fattori che hanno portato a questa maggiore popolarità  all’ÖVP e all’FPÖ sia stata una retorica di paura, visibile in alcuni dei principali media e campagne elettorali, il cui punto focale durante le elezioni è stato “la sicurezza nazionale e la lotta all’immigrazione clandestina”. Questo slogan ha funzionato bene, per quanto sia una retorica già assunta negli anni precedenti, durante quella che è stata chiamata la “crisi” dei rifugiati… A mio avviso, questa retorica, insieme allo stereotipo che indica la SPÖ deludente, cosi come succede per il PD in Italia, e’ riuscita a trasformarsi in una percezione scontata nei confronti dell’immigrazione, tanto da legittimare maggiormente i due partiti.

Il risultato e’ inquietante, tuttavia un aspetto positivo di una parte della popolazione è stato lo svolgimento di alcune grandi proteste e manifestazioni come la “donnerstag demo”, gia’ avviate nel 2000 contro il governo di coalizione ÖVP e FPÖ in vigore all’epoca.

3) Che ci puoi dire della realtà delle italiane e degl italiani a Vienna?

Beh, questa è una domanda piuttosto difficile. Fino ad ora tendo a percepire la realtà degli italiani del mio ambito sociale, e cioe’ di quelli che sono nati e cresciuti qui da famiglie miste come la mia o che hanno vissuto in diversi paesi, che stanno studiando all’Università o che sono qui per motivi professionali. Ufficialmente ci sono circa 30.000 italiani in Austria, una gran parte di loro sono sudtirolesi che per giunta si sentono anche austriaci. A Vienna, gli italiani ufficialmente registrati sono studenti, professionisti che lavorano in organizzazioni internazionali o in aziende e ristoranti italiani. Di fatto in Austria manca una emigrazione italiana di origine operaia. Da quanto mi è stato detto, la lingua e alcune piccole lotte burocratiche  rappresentano la barriera più grande. D’altra parte, nella vita degli studenti e delle organizzazioni internazionali, questa barriera non è difficile da superare. Inoltre, gli austriaci tendono ad accogliere gli italiani, da Dante alla pizza, a braccia aperte.

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