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Corruzione, Europa e la sinistra Italiana

Di Federico Salvati, PD Berlino e Brandeburgo

Un commento sugli sviluppi del Qatargate resta veramente difficile da declinare.

Ammetto che, essendo la maggior parte dei personaggi coinvolti esponenti della sinistra italiana, la questione mi rammarica due volte: prima come italiano e poi come uomo di sinistra.

Tutto ciò alla luce delle ulteriori vicende che negli ultimi mesi (per non dire anni) hanno offuscato l’immagine del polo progressista in Italia (dal caso Soumahoro a D’Alema che fa il commerciante di armi fino alla famosa “scalata bancaria” di Fassino, i casi non ci mancano). Nel sistema politico le forze democratiche, liberali e progressiste dovrebbero essere motivate dai principi dell’uguaglianza, inclusività e altruismo. L’immagine che si dipinge a Bruxelles è invece quella di esponenti motivati dall’opportunismo e dall’individualismo: principi che a mio parere non dovrebbero appartenere al PD e in generale a tutte le forze che vogliano schierarsi a sinistra.

Più volte si è citata nella cornice del Qatargate la “questione morale” come fattore irrisolto della politica italiana. Io però non credo che la sinistra italiana abbia un problema di “questione morale” in se ma di “questione ideologica”.

Mi spiego. Negli ultimi anni è chiaramente emerso che né destra né sinistra possano vantare un marcato primato per quanto riguarda onestà e corruzione (con dovute misure e distinzioni chiaramente. La vicinanza di elementi, anche altolocati, di Forza Italia ad ambienti e personaggi di stampo mafioso è un fatto difficile da eguagliare, per esempio). Questo è segno che l’ambiente politico in Italia (nel suo complesso) è vulnerabile ad opportunisti e affaristi, i quali sfruttano i partiti più come trampolino di lancio per i propri interessi, piuttosto che come piattaforma di partecipazione. Uno dei fattori che ha agevolato e normalizzato questa tendenza è la profonda deideologizzazione dell’attività pubblica. La mancanza di un posizionamento politico forte fa mancare alle istituzioni di partito una morale interna chiara che può essere utilizzata per giudicare e regolare i comportamenti dei propri esponenti. Una posizione politica chiara significa infatti anche una morale deontologica ben definita.

Certamente questo non è in se una garanzia perfetta di onestà e legalità. Dopotutto i partiti della prima Repubblica avevano un forte carattere ideologico ma risultarono coinvolti ad ogni modo in forti scandali di corruzione. Un profilo politico chiaro, però, crea un sistema di giudizio e introduce un codice di etica, al di fuori del quale non si può legittimante agire nei confronti della “cosa pubblica”. Questo però alla politica italiana oggi manca dal momento che orami si è “ammalata di pragmatismo”.

Un posizionamento disambiguo inoltre aiuta anche a livello elettorale, come ci ha dimostrato la Meloni. In un’era di ambiguità ed eccessivo realismo, prendere posizioni chiare su determinati temi può essere un fattore di successo.

Alle soglie della ricostituzione del Partito Democratico io invito a riflettere sul nostro futuro. Credere nella democrazia e nel progressismo vuol dire credere in dei principi e dei valori che cozzano con l’eccessivo pragmatismo. Al contrario, ritenere che non ci sia differenza sostanziale tra le fazioni politiche e che il dibattito democratico sia semplicemente “il gioco delle parti” ci lascia in una posizione pericolosamente nichilista in cui il vantaggio personale diviene l’unico obiettivo razionale da perseguire.

Credere in qualcosa significa prendere posizione e per le personalità corsare senza bandiera come quelle coinvolte nelle vicende di Bruxelles non ci deve essere posto nella sinistra italiana.

Fonte immagine: [EPA-EFE/JULIEN WARNAND] https://www.euractiv.com/section/justice-home-affairs/news/qatargate-scandal-casts-light-on-untouchable-eu-lawmakers/




Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro dello sciovinismo

di Matteo Elis Landricina, PD Berlino e Brandeburgo

Si è fatto un gran parlare negli ultimi mesi dello stato di salute mentale, oltre che fisica, di Vladimir Putin. Esperti di varie discipline si sono lanciati in speculazioni secondo le quali dietro alla decisione del leader della Federazione Russa di scatenare l’aggressione attualmente in corso contro l’Ucraina potrebbe celarsi un qualche tipo infermità mentale. Confesso che anch’io, come molti altri, di fronte alle mostruosità scatenate dall’ordine di invasione dato da Putin ai suoi comandanti, mi sono più di una volta chiesto se il capo del Cremlino non sia da considerarsi pazzo, nel senso clinico del termine. Troppo inverosimile e folle  sembrava nell’immediato post-invasione – e lo sembra ancora oggi – l’idea di aggredire a freddo un paese vicino, senza neanche uno straccio di provocazione, causando migliaia di morti e feriti oltre che una crisi energetica ed economica mondiale, e rischiando una degenerazione nucleare del conflitto di proporzioni apocalittiche. In realtà, a mente fredda, adoperandosi nel non facile distacco emotivo, la decisione del presidente russo appare per ciò che è, ovvero il sintomo di una tendenza politica di tipo sciovinista in atto da anni in Europa e nel mondo. Vladimir Putin vuole rendere – con i suoi metodi brutali e con il suo cinismo – la Russia great again, grande di nuovo, e per fare ciò è disposto a provocare una crisi di proporzioni mondiali.

Il putinismo, l’ideologia neo-zarista di cui si nutre il regime russo, si può far rientrare a pieno titolo nella categoria delle filosofie politiche scioviniste contemporanee, anche se si distingue in questa ultima fase per la sua particolare brutalità e per il disprezzo per tutte le norme del diritto internazionale e umanitario. Donald Trump, Jair Bolsonaro, Xi Jinping, Narendra Modi, Recep Tayyip Erdoğan, Vladimir Putin: negli ultimi anni alcune delle maggiori potenze mondiali a livello politico, economico, militare sono state governate da personalità carismatiche, nazionaliste e reazionarie. Si tratta certamente di paesi molto diversi tra di loro – alcuni sono democrazie, altri dittature – ma i governi e i regimi di cui sopra hanno tutti un trait d’union, ovvero quella particolare prospettiva che possiamo chiamare “il mio paese innanzitutto”. L’Europa per la storia che ha avuto è da questo punto di vista probabilmente il continente più a rischio di derive nazionaliste e scioviniste. Spesso a noi europei piace pensare al nostro continente come al faro della democrazia e dei diritti umani – se non nel mondo, perlomeno per quanto riguarda la massa territoriale euro-asiatica – e in buona misura certamente lo è. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che l’Europa è anche un cimitero di imperi. Laddove vi sono oggi stati democratici, fino a qualche secolo o anche solo qualche decennio fa si ergevano grandi imperi continentali e “madrepatrie” di enormi imperi coloniali. Questo passato sarà sempre lì, un recondito “patrimonio” ideologico a disposizione di demagoghi pronti ad alimentare nostalgie reazionarie per i propri scopi di potere.

Alcuni stati europei già titolari di vastissimi possedimenti territoriali, come Portogallo, Olanda, Belgio, Austria, sembrano essersi lasciati per sempre alle spalle velleità imperiali, viste anche le proprie dimensioni geografiche ormai ridotte, ma non sono per questo necessariamente immuni al populismo reazionario. Altri invece, come la Gran Bretagna e, in misura minore, la Francia, faticano invece a staccarsi dai loro “sogni di gloria”. Così come le grandi potenze Stati Uniti, Russia e Cina sono tutte più o meno animate da spiriti eccezionalistici e anche missionaristici, anche in Europa sono ancora molti coloro che considerano il proprio paese “diverso da tutti” e portatore di una “missione storica”. Se il caso della Russia di Putin è estremo nella sua radicalità, il germe del nazionalismo e dello sciovinismo è più o meno presente in praticamente tutti i maggiori popoli europei.

L’Italia, patria fondatrice del fascismo, ha storicamente fatto tra i primi paesi europei l’esperienza dell’ubriacatura nazionalista e delle sue nefaste conseguenze. Nonostante ciò, come un alcolista incorreggibile, anche l’Italia in momenti di crisi è sempre tentata di fuggire dai problemi della realtà affidandosi all’ebbrezza del populismo e del nazionalismo, come ci hanno mostrato per ultime le recenti elezioni politiche. Gli esempi degli ultimi anni a livello mondiale ci mostrano chiaramente che il populismo neo-sciovinista arreca più o meno danni alle comunità politiche nazionali ed internazionali a seconda di quanto il sistema politico in cui si sviluppano li lascia fare. Se c’è una risposta popolare forte di opposizione, se i sistemi istituzionali, culturali e sociali di checks and balances funzionano, il nazionalismo arretra, come nel caso degli Stati Uniti e, speriamo, anche del Brasile. Se invece vengono lasciati agire, se non incontrano abbastanza resistenza, i nazionalismi dilagano e possono provocare danni gravissimi.

Personalmente mi auguro che il Partito Democratico, al di là della doverosa riflessione nei prossimi mesi – anche autocritica – su se stesso, sul proprio profilo e sulle proprie prospettive, si renda conto della responsabilità che ha in quanto principale partito di opposizione a questa destra, che andrà giudicata nei fatti ma che già si prevede potenzialmente rovinosa per il paese. L’opposizione non dev’essere in questo senso solamente l’occasione per leccarsi le ferite e riorganizzarsi in vista delle prossime elezioni, ma il momento di dimostrare all’Italia e all’Europa la propria utilità in quanto partito democratico di massa radicato sul territorio per riuscire ad arginare la marea di populismo sciovinista che si preannuncia. Questo il mio auspicio e la mia speranza in tempi purtroppo sempre più preoccupanti.

Fonte immagine: Asatur Yesayants/Shutterstock




È uscito il numero di maggio di Agorà

Lunedì 30 maggio è stato pubblicato il numero di maggio del giornale di Circolo, Agorà. Agorà è un’iniziativa che si basa sul libero contributo di iscritte e iscritti a partecipare con le loro conoscenze su dei numeri tematici, pubblicati dietro iniziativa del Circolo e che non seguono una periodicità.

Nel numero di maggio si affronta il tema in Ucraina da una prospettiva geopolitica, economica e politica. Viene data attenzione al caso russo per cercare di risalire alle cause del conflitto e analizzare impatto e conseguenze. Hanno contribuito alla stesura del numero Alberto Vettese, Federico Salvati, Pierantonio Rumignani e Federico Quadrelli. Ha redatto il numero Alberto Vettese.

Agorà maggio 2022




Comunicato sull’aggressione russa dell’Ucraina

Il PD Berlino-Brandeburgo rappresentato dall’organo direttivo

1. condanna l’operazione militare aggressiva e ingiustificata nei confronti dell’Ucraina avviata nella scorsa settimana.
Le principali città ucraine sono sotto il fuoco dell’esercito russo: Kharkiv, Kyiv, Odessa, Dniepro, più diverse città sulla sponda est del fiume Dniepro.

2. qualifica il discorso alla nazione del presidente Putin, nella giornata precedente come fortemente nazionalista e reazionario e nota che la Russia ha fomentato il conflitto per un anno usando il pretesto di esercitazioni militari congiunte con la Bielorussia e senza mai ritirare le truppe dalle postazioni di confine.

3. riafferma l’importanza del rispetto dei confini e dell’indipendenza dell’Ucraina. La fine dell’URSS avvenne nel 1991 con la dichiarazione de-facto di indipendenza dall’URSS della Federazione Russa di Eltsin ed in seguito di tutte le altre Repubbliche, tra cui della Repubblica Socialista Ucraina.
Da allora l’Ucraina è un paese indipendente riconosciuto dalla stessa Federazione Russa, con legittima aspirazione Europee.
Il PD Berlino-Brandenburgo guarda dunque con grande preoccupazione alla lesione di accordi che mettono in dubbio il sistema di cooperazione internazionale che nei decenni passati ha evitato conflitti di scala maggiore.

Prendendo atto delle scelte aggressive della Russia e con il desiderio di mantenere un sistema internazionale che possa garantire pace e prosperità invece che guerre il PD Berlino-Brandenburgo si appella ai governi europei ed ai nostri rappresentanti PD nel governo italiano per il conseguimento dei seguenti obiettivi:

a) Il mantenimento ed inasprimento di dure sanzioni economiche per isolare la Russia dal sistema di cooperazione internazionale che ha scelto di ignorare.

b) La creazione nel medio termine di una forza di difesa europea con stazionamento a est per proteggere i paesi che hanno più da temere (Baltico, Finlandia).

c) La razionalizzazione della produzione bellica con riduzione di modelli a favore di maggiori volumi, spostamento di competenze verso la commissione con un ministro degli esteri.

d) La sincronizzazione della riduzione dell’utilizzo dell’energia fossile unitamente quella della dipendenza dalla Russia.

e) Il congelamento di conti bancari intestati a russi o società di comodo (in particolare Cipro) e di proprietà immobiliare fino all’espropriazione.

d) Il blocco all’accesso al mercato dei capitali europeo per le imprese russe.

Queste misure devo però essere accompagnata dalla massima disponibilità al dialogo. L’ obiettivo rimane un sistema di cooperazione pacifica internazionale e non un’escalazione del conflitto.
Allo stesso modo i contatti con la società civile russa vanno sostenuti con decisione.

 

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Fonte immagine: https://apnews.com/article/russia-ukraine-europe-russia-media-kyiv-bcbfb2c802a44d94b89343ac1d3afbae




Gli interventi in Italia e in Germania contro il Covid19 per la ripresa economica

Abbiamo creato un gruppo di lavoro congiunto che ha elaborato un documento d’analisi economica che abbiamo avuto il piacere e il privilegio di discutere lunedì 21 dicembre 2020 con Emanuele Felice, responsabile nazionale del Partito Democratico. Questo incontro ci ha permesso di raffinare l’analisi e d’integrare il tutto con una riflessione politica. Di seguito il PDF del documento economico-politico che mettiamo a disposizione della comunità del PD nel mondo.

 

Fonte immagine: https://www.ispionline.it/sites/default/files/styles/evidenziato-home/public/field/image/conte-merkel.jpg?itok=UhXECnYX




Parere sulla riforma della politica agricola comune (PAC)

Dopo anni di dibattiti e promesse di riforma della PAC dell’Unione Europea, le posizioni del Consiglio Agricoltura dell’UE e del Parlamento Europeo per i negoziati finali del trilogo con la Commissione dimostrano una assoluta mancanza di volontà di rendere la PAC più equilibrata e sostenibile dal punto di vista sociale. Come in precedenza, la maggior parte dei sussidi agli agricoltori dovrebbe essere distribuita esclusivamente sulla base delle dimensioni della superficie coltivata. Al contrario, l’eccessiva concimazione, la protezione delle acque sotterranee, la mortalità degli insetti e degli uccelli e la diffusa capitolazione delle piccole e medie aziende agricole al mercato e alle condizioni di lavoro miserabili giocano solo un ruolo minore.

Sosteniamo gli appelli contro un “ulteriormente così” (#Ritiro del PAC) e per un coraggioso cambiamento nella politica agricola dell’UE e chiediamo alla Commissione di collegare la politica agricola con il Green Deal. Nel Green Deal, la Commissione e le istituzioni dell’UE promettono di rendere il nostro continente rispettoso del clima e sostenibile. Quest’anno è stata lanciata anche la strategia per la biodiversità. Il fatto che la politica agricola, che rappresenta circa il 30% del bilancio dell’UE, non venga fondamentalmente riformata in un simile contesto contraddice le precedenti dichiarazioni e priva la politica di qualsiasi credibilità. Siamo particolarmente delusi dalla proposta avanzata dalla Presidenza tedesca in Consiglio.

Anche il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione il 23 ottobre. Anche se la maggioranza del gruppo S&D lo ha sostenuto con i liberali e i conservatori, una parte considerevole ha deciso di non farlo perché non si sono potuti introdurre sufficienti miglioramenti. Ringraziamo loro per la loro fermezza a sostegno di un Europa piú verde. Notiamo con delusione che il gruppo PD non è da enumerare tra i parlamentari sopra detti ed auspichiamo ad un ripensamento della posizione presa

Chiediamo inoltre alla Commissione di ritirare la proposta della vecchia legislatura e di presentarne una nuova che soddisfi gli obiettivi del Green Deal.

 

Arturo Winters

Circolo PD Berlino e Brandeburgo

 

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Tradotto in parte da un analogo documento redatto in tedesco con il sostegno di deepl.




Approfondimento: cos’è il MES, Meccanismo Europeo di Solidarietà

L’European Stability Mechanism (ESM, o MES se si usa l’acronimo italiano) è uno strumento creato nel 2012 come creditore di ultima istanza per 19 paesi dell’Eurozona. Il MES, insieme al programma di acquisti di titoli di stato della Banca Centrale Europea (BCE), rappresenta la principale eredità della crisi dei debiti sovrani del 2010-12. Esso sostituisce l’ESFS, un veicolo provvisorio creato per fornire crediti di emergenza a tassi d’interesse tollerabili per la Grecia. A differenza di quest’ultimo, che rappresentava in tutto e per tutto una soluzione improvvisata per dare ossigeno alle finanze elleniche, il MES è integrato nella più ampia architettura istituzionale europea, essendo stato aggiunto tramite emendamento al Trattato di Lisbona (pur rimanendo un’istituzione puramente intergovernamentale).

Il Meccanismo agisce in totale autonomia, beneficiando di ben 700 miliardi di euro in liquidità trasferiti dagli stati sottoscrittori (di cui attualmente 431 miliardi sono a disposizione per nuovi prestiti). Questo è particolarmente importante perché i fondi del Meccanismo non sono quindi finanziati tramite l’emissione di debito dei paesi dell’Eurozona.

Il Board of Governors del MES è composto dai ministri delle finanze dell’eurozona, ognuno con il diritto di nomina di un direttore assegnato al board of directors amministrativo. Nelle sue operazioni il MES rappresenta quindi l’espressione delle priorità dei paesi membri dell’area euro. Tuttavia, legalmente e nei fatti, il MES è anche tenuto a una stretta collaborazione istituzione con partner quali l’ECB e la Commissione Europea, le quali sono coinvolte sia nell’elaborazione che nell’implementazione di specifici pacchetti di credito. I programmi del MES possono essere elargiti sia a stati membri (come la Grecia o Cipro), sia a istituti bancari (come è avvenuto nel caso spagnolo).

Le decisioni all’interno del MES vengono prese all’unanimità. In caso di emergenza decisioni possono essere adottate con 2/3 dei voti favorevoli (con un quorum del 80%). A causa dei diversi livelli di contribuzione dei paesi firmatari, che determinano il numero di voti, Germania, Francia e Italia detengono de facto un diritto di veto.

Le linee di credito del MES sono riservate ai paesi firmatari del Fiscal Compact e sono “condizionali”, cioè devono essere accompagnate da una serie di politiche da parte del debitore che garantiscano la restituzione dei fondi richiesti. La negoziazione delle condizionalità è affidata alla Commissione Europea “in liaison con la BCE”. Di massima, la condizionalità può prevedere sia profondi aggiustamenti macroeconomici, sia il semplice rispetto delle norme che hanno permesso l’accesso ai fondi in primo luogo. La condizionalità può variare a seconda delle circostanze ed è stabilita da un Memorandum of Understanding (MoU) firmato dal paese debitore e dal MES.

Nel processo di ratifica del MES, i parlamenti nazionali sono stati coinvolti in diverse maniere, influenzando il funzionamento del Meccanismo. Analisi empiriche, in particolare, rivelano che il coinvolgimento delle assemblee nazionali ha portato ad un’evidente politicizzazione dello strumento, sottraendolo in parte alla semplice logica di stabilizzazione macroeconomica e trasformandolo in un oggetto di contesa domestica. Questa politicizzazione, inoltre, è avvenuta in maniera asimmetrica: alcuni parlamenti hanno percepito il proprio ruolo in maniera molto più marcata di altri. Ciò è evidente nel dibattito italiano e greco, dove l’imposizione di intraprendere determinate riforme come da MoU è vista come un limite alle decisioni di governi democraticamente eletti, ma anche nei paesi creditori come la Germania. Qui, il trattato e il trasferimento dei fondi sono stati recepiti tramite una legge apposita (ESMfG): toccando le competenze budgetarie del parlamento, infatti, il Bundestag ha il diritto e dovere di essere coinvolto nei processi decisionali del MES, attraverso un voto della commissione budgetaria o della plenaria. Anche sui mercati finanziari, la richiesta di credito al MES è associata a un certo livello di stigma economico perché segnala fragilità dei conti e delle future prospettive del paese. Una recente proposta prevede la diminuzione di questo problema di percezione  tramite la richiesta di accesso (senza necessario prelievo) ai fondi del MES da parte di tutti i 19 paesi firmatari.

Autore: Michelangelo Freyre

 

Fonti:

Bardutzky, Samo. “Constitutional Courts, Preliminary Rulings and the ‘New Form of Law’: The Adjudication of the European Stability Mechanism.” German Law Journal 16, no. 6 (December 2015): 1771–90. https://doi.org/10.1017/S2071832200021337.

Bénassy-Quéré, Agnès, Markus K. Brunnermeier, Henrik Enderlein, Emmanuel Farhi, Marcel Fratzscher, Clemens Fuest, Pierre-Olivier Gourinchas, et al. “Euro Area Architecture: What Reforms Are Still Needed, and Why.” VoxEU.Org (blog), May 2, 2019. https://voxeu.org/article/euro-area-architecture-what-reforms-are-still-needed-and-why.

Deutscher Bundestag. “Deutscher Bundestag – Mitwirkungsrechte des Deutschen Bundestages.” Accessed April 1, 2020. https://www.bundestag.de/europa_internationales/eu/mitwirkungsrechte.

European Council. “Treaty Establishing the European Stability Mechanism (ESM),” n.d. Wikisource.

Höing, Oliver. “Asymmetric Influence: National Parliaments in the European Stability Mechanism.” Universität zu Köln, 2015.

Minenna, Marcello, and Dario Aversa. “A Revised European Stability Mechanism to Realize Risk Sharing on Public Debts at Market Conditions and Realign Economic Cycles in the Euro Area.” Economic Notes 48, no. 1 (2019): 12118. https://doi.org/10.1111/ecno.12118.

Smaghi, Lorenzo Bini. “Corona Bonds – Great Idea but Complicated in Reality.” VoxEU.Org (blog), March 28, 2020. https://voxeu.org/article/corona-bonds-great-idea-complicated-reality.

“Snapshot.” Accessed April 1, 2020. https://www.bundestag.de/europa_internationales/eu/mitwirkungsrechte.

 

Fonte immagine: Il Sole 24 Ore, https://www.ilsole24ore.com/art/mes-cos-e-e-come-funziona-fondo-salva-stati-ACGaaC2




È uscito il primo numero di Agorà del 2020 – Tema giovani

È difficile stabilire esattamente quando sia nato, nel discorso politico e culturale, il trend di analizzare e cercare di classificare in modo sistematico le nuove generazioni. Forse l’esempio più lampante di questo fenomeno si è verificato negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, quando sono apparsi gli hippies e quando la generazione dei giovani adulti si è fatta interprete in prima linea della rivoluzione culturale. Da quel momento in poi, si è quasi fatto a gara ad individuare le caratteristiche delle generazioni che “debuttavano” nel corso dei decenni; ed è così che sono nate le definizioni di “boomers”, “generazione x “, “millenials” (altresì noti come “generazione Y”), e “generazione z”. Queste ultime due generazioni sono quelle a cui appartengono i giovani odierni, i quali si esprimono in sottoculture molte diverse tra loro, dai cinici dandy del nuovo millenio -gli hipster , ai più impegnati attivisti dei Fridays for Future, passando per gli egocentrici influencer. E’ proprio su queste ultime due generazioni che il numero attuale di Agorà ha voluto concentrarsi, cercando di andare al di là dei classici stereotipi che i media propongono. Edith Pichler, sociologa all’università di Potsdam, ci racconta dei giovani italiani che alternano partecipazione a fuga e/o alienazione; Alberto Vettese si concentra invece sul mondo, a noi meno noto, dei giovani nella Russia di Putin, ed infine Michelangelo Freyrie ci parla di Inoltre,un nuovo movimento giovanile (e non solo) nato in seno al Pd e volto a superare le correnti. Buono sguardo sul futuro!

Valentina Piacentini

Tesoriera PD Berlino e Brandeburgo




Sull’evoluzione delle Sardine, in Italia e all’estero

Il 14 dicembre il “fenomeno sociale” – come definito dagli iniziatori stessi – delle Sardine non si è manifestato solo in Italia, a Roma, ma anche in tante piazze qua all’estero: Londra, Parigi, Madrid, Stoccolma, Copenhagen e naturalmente a Berlino.

Queste piazze fanno emergere con chiarezza e forza un bisogno: quello della partecipazione. Davanti a un registro politico sempre più volgare e violento da parte delle forze di destra, più o meno radicali, qualcuno ha sentito il bisogno, in modo autonomo e spontaneo di dire basta. E lo ha fatto con pacatezza, tranquillità e fantasia.

Piazze festose. In contrapposizione alla retorica razzista dell’odio. E questo ha messo insieme tante persone. Un mondo plurale, probabilmente sia per fattori anagrafici (hanno manifestato giovani, adulti, meno giovani) sia per fattori politici (ci saranno elettrici ed elettori, o anche militanti di qualche partito come semplici cittadini che hanno risposto ad una chiamata, a un bisogno).

È stato redatto un documento. Sono stati indicati dei punti: dalla promozione di un linguaggio pulito e rispettoso all’abrogazione dei decreti sicurezza.

Queste piazze meritano rispetto. Questo impegno merita rispetto. Chi fa politica in modo attivo, a livello di militanza, quindi di volontariato, o a livello professionale deve mettersi a disposizione: ascoltare, riflettere e capire quali sono i consigli, i messaggi ed i significati, che tutto questo porta con sé.

Per questo, come Circolo PD Berlino, ci mettiamo a disposizione. Anzi, invitiamo le animatrici e gli animatori delle Sardine di Berlino a un incontro e a un momento di confronto sulle loro idee, sui punti del loro documento.

Tutto questo ha un valore maggiore, qua a Berlino, poiché proprio qua pochi mesi fa la Lega ha dato inizio alla costituzione della propria rete all’estero.

Resta per me incomprensibile il supporto da parte di emigrati italiani all’estero o dei “mobili”, coloro che usufruiscono a pieno dei vantaggi del progetto europeo e dell’assenza di frontiere, a una forza politica che si definisce nazionalista, antieuropea e che in patria mette il massimo impegno nel demonizzare l’altro.

Per questo sentiamo il bisogno di aprirci e confrontarci. La battaglia per un mondo più giusto, equo, rispettoso e solidale non è certo conclusa.

Federico Quadrelli
Segretario PD Berlino e Brandeburgo

 

Fonte foto: https://cosenza.gazzettadelsud.it/articoli/politica/2019/11/27/le-sardine-arrivano-in-calabria-sabato-manifestazione-a-cosenza-bc744b9c-b5ad-4637-97f7-ad9cebbd6c8a/




Bericht über Sant’Anna di Stazzema

Es waren drei Tage mit vollem Programm. Ein politischer Austausch zwischen der PD Berlin, der SPD Prenzlauer Berg Helmholzplatz, der GD* Versilia und unseren Gemeinschaften in Stazzema, Seravezza und Florenz.

Das Projekt ist unter dem Namen “Il futuro ha radici antiche” („Die Zukunft hat tiefe Wurzeln“) bekannt. Wir wollten betonen, dass es unmöglich ist, eine bessere Zukunft zu denken und zu gestalten, ohne das bewusste Kenntnis unserer Vergangenheit. Deshalb waren wir in dem “Erinnerungsort” Sant’Anna di Stazzema, und am Gleis 16 in Florenz.
Wir haben Enrico Pieri und Adele Pardini, Überlebende des Massakers, getroffen und ihren Geschichten zugehört. Wir hatten die Möglichkeit, sie zu umarmen, in den Augen zu schauen; dies wird für immer in unseren Herzen und Gedanken bleiben.
Ein herzlicher Dank geht an alle, die dies ermöglicht haben. Mein Dank möchte ich  v.a. dem Bürgermeister von Stazzema, Maurizio Verona aussprechen, sowie unserem Abgeordneten Umberto Buratti; den Vorsitzenden verschiedener Abteilungen in Versilia; dem Präsidenten des Abgeordnetenhauses von Florenz, Luca Milani; den Stadtverordneten Donata Bianchi und Renzo Pampaloni aus Florenz, der tollen Gruppe der GD in Versilia, insbesondere Samuele Borrini, Giulia Ercolini, Gianmaria Federigi, Lorenzo Pagni; dem Stadtrat von Seravezza Giacomo Genovesi; dem Vorsitzenden der PD Seravezza, Giuseppe Giannini, und selbstverständlich auch unseren Genossinnen und Genossen aus Berlin. Vielen Dank an Clara West, stellvertretende Vorsitzende der SPD Fraktion im Abgeordnetenhaus von Berlin, und an Martin Müller, Vorsitzender der SPD Abteilung Helmholzplatz in Prenzlauer Berg.
Ein besonderer Dank geht auch an euch, Alfonso Pantisano und Tiziana Corda, von der PD Berlin, für eure Unterstützung bei den Übersetzungsarbeiten.

Gemeinsam haben wir alle ein Dokument unterschrieben, um zu betonen, dass wir nicht nur in Gedanken nah sind, sondern konkret mit unseren politischen Aktivitäten vor Ort, sowohl in Italien als auch in Deutschland. Zusammen werden wir unsere Zukunft gestalten; eine Zukunft voller Frieden und Hoffnung.

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